Ebook (11)
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    A cura di Giulia Muscatelli
    Alcuni libri nascono da un’idea forte, altri da una suggestione. In rari casi nascono dal bisogno di capire qualcosa che non era ancora chiaro prima che venissero alla luce. Brave con la lingua è questo: una raccolta di racconti di quattordici autrici italiane che usano la narrazione come strumento per liberarsi delle parole chiuse – ecco il loro nome – che per anni le hanno incastrate all’interno di definizioni errate. Quattordici autrici che ci aiutano a comprendere la condizione della donna nel nostro Paese e come questa sia anche una questione di linguaggio.

    Certi libri si pubblicano con la speranza che possano insegnarci qualcosa: come essere un po’ più bravi con la lingua, per esempio.

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    “Sai che cosa penso? Che non ci sia niente di più puro e ribelle del fallimento, al giorno d’oggi. Il successo ti lascia l’amaro in bocca, per i prezzi che hai dovuto pagare, per il fatto che non ti basta mai. Ma il fallimento…” Eric allargò le braccia “il fallimento è puro, capisci? Lascia intatto il desiderio. Lascia immacolata la coscienza.”

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    Una famiglia di New Bedford, Massachusetts, dagli anni Sessanta ad oggi, tra ricchezze e potere, tra successi e cadute, intrighi, tradimenti, amore e bugie. Sullo sfondo dei grandi eventi della storia statunitense, i fratelli Elizabeth e William vivono le loro esistenze parallele cercando di comprendere il destino che li lega inesorabilmente al passato di una dinastia contorta e misteriosa.
    Luca Quarin riesce nell’impresa di costruire una cinepresa a doppio fuoco: quello vicinissimo, dei fatti della vita di ciascuno, e quello a campo lunghissimo, degli eventi che decidono la sorte di milioni di persone. Ma non solo, è nella relazione tra queste due inquadrature che si snoda “Il battito oscuro del mondo”: quanto i fatti che passeranno alla storia influenzino le vite dei singoli, e quanto, più o meno consapevolmente, i singoli decidano i fatti che alla storia passeranno.
    Una scrittura sontuosa, una capacità affabulatoria incredibile, e il pieno controllo delle tante linee narrative rendono questo romanzo una rivelazione, in grado di rappresentare l’universale dinamica del capitalismo e dell’umanità che ne è preda.
    Il grande romanzo americano, quest’anno, lo ha scritto un italiano.

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    *** Finalista al premio calvino 2014 ***

    Perché quel lembo di scogli e di terra, aggredito dal mare, prende il nome di Isola delle Pazze? Sulle coste del Salento, un piccolo isolotto è il pretesto per una narrazione densa e prismatica. Terreno di conquista per Messapi e Tarantini; casa degli umanissimi  pesci spada;  sede in pieno ‘800 di un esperimento psichiatrico su donne – pazze, appunto – lasciate in balia delle  onde e della loro malia.
    Masello, il protagonista del romanzo, scultore di cartapesta, si muove dentro queste storie, inseguendo i fili della tradizione e avvicinandosi alla Storia che tutto abbraccia. Fino all’incontro con Mariabbondanza, una venere di cui si innamora e che pare provenire dal passato più antico.
    In una lingua nuova, magmatica ed evocativa  Fabio Greco, al suo esordio, racconta una storia dal tempo sospeso e dal sapore forte del Mediterraneo.

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    Lorenzo vive a Milano ed è un data analyst. Per lui ogni persona è un insieme di dati da raccogliere, decodificare e interpretare. La sua vita trascorre tra analisi di sconosciuti al centro commerciale, serate passate a spiare i profili dei social, e qualche viaggio in Svizzera, dove è in cura un suo ex collega. Finché non incontra Sergio: elegante, professionale, con un buon matrimonio. Sergio diventa per Lorenzo un’ossessione che, lentamente, ingloba ogni lato della sua vita e lo porta a scavalcare le regole che il suo lavoro impone, a far precipitare gli eventi e mescolare ruoli e certezze.

    La trama incalzante di un thriller, l’analisi sociale e dei comportamenti, la lingua rapida e precisa, un senso costante di mistero e vertigine, fanno de Il perturbante un romanzo suggestivo e inusuale, in grado di scavare nel contemporaneo delle nostre esistenze e indagare le tante forme di controllo di cui siamo tutti vittime. Questo romanzo fornisce una mappa molto accurata del contemporaneo, così accurata che vi farà smarrire.

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    Morire e risvegliarsi altrove, in un altro corpo. Questo succede improvvisamente a Francesco Cassini, stimato ingegnere nella Torino di fine Ottocento. Che cosa è successo? Come è stato possibile? Chi crederà alla sua storia? La legge universale che regola il destino di ogni individuo pare essere saltata: Francesco è vittima di una distrazione di Dio. Ai dubbi e alle difficoltà del trovarsi estranei a se stessi, con un altro corpo da abitare, si alternano però anche le avventure e le possibilità che il protagonista del libro si troverà a vivere, innescando una serie di vicende drammatiche, ironiche e struggenti che attraverseranno l’intero secolo. Un romanzo che esplora territori narrativi inediti e che trasforma la nostra idea di identità, di corpo, di destino.

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    La gelosia di un uomo che si improvvisa detective, una festa che potrebbe significare la fine dell’inverno, l’attesa di un figlio, una notte senza alba, un’asta dove ci si aggiudica articoli davvero originali, una foto che racconta un amore perduto, sogni troppo realistici, l’invadenza di nuovi vicini di casa.
    Queste e molte altre le inquietudini che serpeggiano all’interno della raccolta, ognuna recante una dose unica, profonda e densa di emozione, di stupore, di meraviglia, di straniamento.
    Le voci e le esistenze dei personaggi, che sembrano parlarsi da un racconto all’altro, costruiscono la narrazione di un mondo surreale, grottesco, rovesciato. Eppure il lettore se volge lo sguardo dall’inganno consueto, comprende che questa non è altro che la realtà.

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    Armando Pittella si sveglia di notte in un prato. E’ confuso, non ricorda nulla, non sa dove sia e come ci sia arrivato. Il cielo è limpido, pieno di stelle. Si alza a fatica, si accende una sigaretta e si incammina verso le luci di una costruzione in lontananza. Non sa ancora che una rivelazione sconvolgente cambierà per sempre la sua esistenza.
    La vita va avanti racconta la storia di una inesorabile presa di coscienza, che obbliga il lettore a fare i conti con se stesso e con le sue più intime convinzioni.
    E’ un romanzo originale e struggente, un piccolo gioiello di sperimentazioni letterarie e grafiche, una ghost story sui generis, contemporanea e universale, che parla delle verità più care: la vita, l’amore, la memoria, la speranza.

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    Ignacio è un uomo di mezza età, un padre e un marito esemplare, uno stimato professore. Un giorno, all’improvviso, scompare. Nessuno sa dove possa essere finito: non ne hanno idea l’ex moglie, i figli, tutte le persone che, a vario titolo e in misure e gradi diversi, hanno avuto contatti e relazioni con lui. Tutti si interrogano su questa scomparsa che ha incrinato un equilibrio. L’indagine, le supposizioni, le ipotesi però smuovono qualcosa nelle anime di ognuno dei personaggi costringendoli a fare i conti con la loro esistenza, con nodi irrisolti, lati oscuri e non detti sepolti nel profondo. Quello che non sono mi assomiglia è un romanzo corale, polifonico, che dell’incessante ricerca della felicità fa il suo perno narrativo e la sua poetica.

    Un romanzo vivido e sospeso come un quadro di Hopper, denso di personaggi nei quali non possiamo che riconoscere noi e le nostre scelte; un grande affresco preciso come una fotografia, largo come una carrellata su un paesaggio che si perde all’orizzonte. Nella spirale che condurrà ciascuno al proprio destino, qualcuno si salverà.

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    Nella nostra epoca del preconfezionato, non c’è atto di ribellione come possedere una buona cassetta degli attrezzi. Da piccoli guardavamo con curiosità quella di nostro padre, e solo dopo molti anni abbiamo capito che tutti quegli attrezzi potevano essere usati in tre modi diversi: per aggiustare qualcosa che si è rotto, per inventare qualcosa che prima non c’era, e soprattutto per capire come funzionano le cose. In questo manuale troverete dieci racconti, abbinati a dieci strumenti classici della scrittura creativa; se è vero che non c’è pensiero senza linguaggio, allora bisogna smetterla di essere utenti passivi delle parole, e diventare protagonisti: sia che si legga, imparando ad apprezzare i buoni autori e a difendersi da quelli cattivi, sia che si scriva – ci sono meravigliose pagine che aspettano solo di essere scritte, magari da te.

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